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Qigong
viaggio senza veli nella danza contemporanea.
 
 

Copertina: Ballet Junior De Geneve


LA DANZA DEL CUORE

Pierre et Gilles


Non Capire  Nulla

1) La sofferenza è una specie di bisogno dell'organismo di prendere coscienza di uno stato nuovo (Proust)

2) Ciò che si fa per amore lo si fa sempre al di là del bene e del male (Friederich Nietzsche)

3) Non continuare a discutere di come deve essere un uomo buono: devi esserlo (Marco Aurelio)


4) E vi garantisco che uno sciocco colto è più sciocco di uno sciocco ignorante (Molière)


5) Solo chi ama conosce (Elsa Morante)

6) Chi vuole che il suo giudizio sia creduto lo pronunci freddamente e senza passione. (
Arthur Schopenhauer)

7) Nel mondo non si ha altra scelta che quella tra la solitudine e la volgarità (Arthur Schopenhauer)

8) La vita non si gode, si vive (Povia, 2009)
 
 

 

31 maggio 2009
Unconditional LOVE o l'Amore russo alle Tese

La Biennale di Venezia
53. Esposizione Internazionale d’Arte
Fare Mondi // Making Worlds
Venezia (Giardini e Arsenale)

Dal 7 giugno al 22 novembre 2009


UNCONDITIONAL LOVE

Sul sentimento più ricercato e

su come se ne possa abusare, fino all’ossimoro.
L’amore - in quanto tale - è sempre incondizionato, ma alcune volte lo è più che altre.


“Unconditional Love
” - evento collaterale alla 53. Biennale di Venezia - offrirà una riflessione su un campo d’azione così ampio, con tanti e tali risvolti che potrà essere affrontato solamente puntando su grandi numeri e grandi nomi, esaltando e lasciando libera espressione sia alle capacità sia alle potenzialità di curatori, artisti e location.

“Unconditional Love” è curato da Alexandrina Markvo, Alinda Sbragia e Christina Steinbrecher, che hanno scelto la linea curatoriale di riunire artisti di varie provenienze ed età per avere la più vasta visuale possibile, ponendo l’accento soprattutto sullo scambio di idee oltre i confini culturali. Markvo ha organizzato la retrospettiva su Sir Norman Foster a Mosca e “Russian Act”, grande festival d’arte russa a Londra; Sbragia è invece concentrata sullo sc

ambio di conoscenze artistiche tra Italia e Russia, mentre Steinbrecher ha lavorato in vari Paesi, da Parigi (Palais de Tokyo) al Kazakhistan alla Germania.

I 17 artisti scelti e presenti proporranno - con le suddette prerogative e attraverso l’impiego di varie tecniche e media – le loro declinazioni sul tema amoroso, passando da quello “guerriero” di Marina Abramovic a quello “interattivo” di S

am Adams, dal “positivo –negativo” di Artist Anonymous a quello “imprigionato” di Angelo Bucarelli, fino a quello “ a scomparsa” di Youssef Nabil.

Jaume Plensa

Oltre l’installazione del catalano Jaume Plensa – che utilizzerà il linguaggio gibberish come simbolo della dicotomia tra la grandezza dell’amore e la piccolezza delle parole per esprimerloil clou dell’esposizione sarà la premiere mondiale del nuovo progetto video del gruppo russo AES+F, intitolato “The Feast of Trimalchio” (La Cena di Trimalcione), ispirato al Satyricon di Petronio e curato da Olga Sviblova. Il Trimalcione moderno - simbolo di ricchezza e lusso, di peccati di gola e di lussuria in barba alla fugacità della vita umana – non è una persona, bensì l’immagine generale di un hotel di lusso, una sorta di paradiso terrestre il cui accesso è permesso solo a chi paga. Il progetto è realizzato usando la tecnica di foto e animazione 3D ad alta risoluzione e si compone di tre parti di uguale durata. Ognuna delle quali rappresenta un argomento finito ed è proiettata simultaneamente alle altre due. Questa video-installazione è presentata come proiezione panoramica completa (360°) su 9 schermi, posizionati in un cerchio avente come diametro 15-20 metri.

In esposizione ci sarà un incrocio di culture, di sensibilità e di mezzi espressivi, a partire dalla tecnologia, che verrà “in aiuto” all’ucraino Aristarkh Chernyshov (lampade meccaniche e computerizzate), al multimediale Miltos Manetas (pittura ad olio rappresentante “cavi in amore”) e alla kazaka Amalgul Menlibaeva (un video che porterà lo spettatore tra i “lasciti” del regime russo nel suo Paese).
La visione a tuttotondo dell’arte contemporanea continua poi con Dasha Fursei (pittura ad olio), Wim Delvoye e Angelo Fusco (stampe, per entrambi), Velena Nikova (acrilico e seta su tela), Olympia Scarry e Vadim Zakharov (installazione, per entrambi).
Imprescindibile – in un periodo in cui i confini tra arte e moda sono sempre più sottili e mobili – è la partecipazione di Olga Soldatova, una delle maggiori stiliste russe che, in ambito artistico, si impegna nella creazione di mosaici, unendo la tradizione medievale russa con Pop Art e proponendo un’arte take-away.

L’allestimento di un mostra collettiva così articolata e varia richiede una location semplice e vuota, che permetta la disposizione libera delle opere nello spazio, senza che altri elementi - se non quelli strutturali – incidano sulla visione d’insieme. La possibilità di avere uno spazio all’interno delle Tese di San Cristoforo, riaperte da poco, è stata così colta con entusiasmo dall’organizzazione di “Unconditional Love” che le ha trovate perfette, sia per la loro ampiezza (1000 mq.) sia per l’estetica (industriale) e per la loro storia (edificate a partire dal 1525 e realizzate come “volti d’acqua” ovvero cantieri acquatici).

BREVE NOTA A MARGINE

L’Amore Incondizionato presuppone innanzitutto che si ami qualcuno senza aver riguardo di come questi agisca o di cosa in cui creda, separando la persona amata dai suoi comportamenti. E’ un termine usato spesso per indicare l’amore familiare – quello verso i figli, ad esempio – ma anche quello religioso – quello di Dio nei confronti degli uomini.  (a.m.)

 

                                  



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danza
30 aprile 2009
Coppélia by Piazza


Un anno fa debuttava presso il Teatro Marrucino di Chieti (l'Ente lirico abruzzese con un Corpo di Ballo selezionato dal grande mimo-coreografo Lindsay Kemp), Coppélia, per la regia e la coreogria di Mario Piazza. Rintracciandone una breve sequenza su YouTube, archivio di memoria superiore a qualunque televisione, ed osservando attentamente, la proposta è un cult. La magia e la gioia, oltre al rispetto di un rigoroso stile o di più stili, essendo Piazza coreografo trasversale con pratiche post-moderne, dominano la scena. A chiunque fosse data occasione di ritrovare in programma in Italia questa produzione, egli gusterebbe di certo l'energia di un lavoro di grande forza espressiva. Dominano l'ironia, il gioco, la storia ibrida, i costumi sfarzosi, le luci puntuali e essenziali, le musiche di un'orchestra dal vivo.

Occorre purtroppo considerare (com'è sovente si rileva nella storia dello spettacolo e dell'arte visiva italiani), la limitazione dei mezzi finanziari che molto gravano sulle realizzazioni e sulle scelte, non facendo allo stesso tempo a meno di notare quanto costino alle pubbliche tasche le direzioni dei corpi di ballo e/o degli stessi teatri, se affidati a persone inesperte, mediocri, spesso non-coreografi o non-registi. Ed è quanto accade attualmente a Chieti, dove fatta eccezione per scelte del tutto occasionali, come con Piazza o Cerruti, l'ambizioso progetto sulla danza contemporanea è già fallito sul nascere. Questo perché occorrerebbe svecchiare le cariche, affidando la Cosa pubblica, qual è un Teatro o un Ente lirico, a figure competenti, di alto profilo professionale, uscendo dalle solite spire del potere o dalle simpatie personali che guidano le scelte e che altro non sono che privilegi riconosciuti a gente semplicemente raccomandata, ma priva quasi sempre di qualità. Invitiamo perciò, da questo corner, a rivalutare il merito, non soltanto le convenienze di letto o di voto, come sempre più frequentemente accade.

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spettacoli
16 marzo 2009
"Rain" o ballando sotto la pioggia


Rain by Cirque Eloize

Rain è lo show della compagnia canadese Cinque Eloize, in tour in Italia, presso il Teatro Strehler di Milano, fino al 22 marzo, e presso il Teatro Nuovo di Torino, fino al 29 marzo. Rain è una pioggia di ricordi che può anche modularsi in pensieri del tipo: “Comme une plui dans tes yeux”.

Guidati dal regista svizzero Daniele Finzi Pasca, i quattordici giocolieri-cantanti-acrobati-ballerini-musicisti, della compagnia ben apprezzata a Broadway e nelle numerose altre platee del mondo, sfruttano ed ostentano al massimo il linguaggio interdisciplinare del nouveau cirque contemporaneo.

Le azioni nell’acqua che si solleva in getti incrociati di luci, sono modulate da contorsioni e da incastri di un corpo all’altro dei danzatori. Nostalgia e ricordo, dolore e visioni oniriche, gag del cinema muto, si alternano, tra trampolini per salti mortali, cerchi e funi, che con i corpi si intrecciano, caratterizzandone la scena.

Il dejà-vù è nella modulazione dei corpi, che pure ricordano il sacro rigore di una Pina Bausch o il più patinato nostro "Cirque du Soleil". (ad.ma.)




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danza
15 febbraio 2009
"Pop" Parsons

                                 The Best of Parsons Dance, Parsons Company

Clima Pop e luci stroboscopiche sono la cifra della Compagnia David Parsons, in scena al Teatro Smeraldo di Milano, fino al 22 febbraio prossimo. Tra colori cangianti, costumi casual, jeans e facce "libere", di una squadra di dieci danzatori, in un cliché di felicità e prese aeree, il coreografo americano, col suo linguaggio postmoderno e l'amore innato per le coste della California, inneggia agli anni Cinquanta generando a tutti i costi momenti di allegria, oggi probabilmente anche indispensabili o molto richiesti...

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13 febbraio 2009
Le mappe in movimento, "Re(Part I)/Map", di Wei

Shen Wei con i suoi danzatori

Shen Wei, fotografo e coreografo di origini cinesi, ha inaugurato presso l'Auditorium di Roma, il 5 febbraio 2009, "Equilibrio", il Festival della Nuova Danza, con l'opera Re(part I)/Map, in due tempi.
La prima parte, presentata nel 2006 all’American Dance Festival, oggi risulta notevolmente ampliata rispetto all’originale e porta i segni del viaggio e dell’esperienza condotta dal coreografo in Tibet. "Ciò che ho provato in questo viaggio riguardo al territorio, alla religione, alle tradizioni del posto mi hanno influenzato e fatto pensare ad un movimento puro in cui gli elementi fondamentali fossero la respirazione e la forza di gravità", dice Shen Wei. Ed ancora: "La bellezza, la tranquillità, lo stile di vita del Tibet mi hanno molto colpito. È stato un viaggio spirituale, di riflessione. La stessa parola del titolo indica una sorta di ritorno, di rinascita, un rifarsi, di cui è segno questa esperienza". Dalle suggestioni della cultura tibetana nasce allora la forza dei movimenti dei 13 corpi sulla scena, sorretti dai canti buddisti tradizionali interpretati dal monaco Ani Choying Dolma, che influiscono sulla natura spirituale della danza. I ballerini dipingono sulla scena un quadro astratto, avvalendosi anche dei costumi realizzati dal poliedrico coreografo.
La seconda parte dello spettacolo è invece una prima europea: "Map", un mappa fisica del movimento che mostra l’evoluzione coreografica di Shen Wei in cinque sezioni strutturate simmetricamente sulle cinque parti in cui si sviluppa la composizione minimalista di "The Desert Music" di Steve Reich, trama sonora di questa seconda parte. Il rigore e la precisione del gesto si fondono così per creare incisive immagini in cui si esplora il concetto di rotazione, salto, isolamento interno, movimento circolare e movimento interno individuale. Il potere dei corpi e il ritmo della musica arrivano sul finale ad esplodere in un vortice di energia, in una danza astratta fatta di puro movimento. Alla danza si fondono elementi narrativi e visivi tipici del teatro, dell’opera cinese, della filosofia orientale, dell’arte visiva tradizionale e contemporanea e della scultura. Il risultato è allo stesso tempo figurativo e astratto, e crea attraverso forti elementi scenici un'affascinante fantasia in movimento."Un modo diverso di vedere il movimento dei corpi umani nel XXI sec, lo spettatore nello spettacolo è a contatto con modi non convenzionali di concepire il movimento. Le due parti del lavoro affrontano stili di movimento molto diversi" spiega ancora Shen Wei che nel 2008 con la sua compagnia è stato incaricato di creare la coreografia per la cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici di Pechino. La Compagnia negli ultimi 5 anni è stata inoltre in tourneè in tutti i continenti. Shen Wei, che è anche regista, ballerino, pittore e designer, è famoso per la sua visione interculturale, interdisciplinare e originale della rappresentazione e il suo stile diventa occasione di dialogo di diverse culture, cosa che risulta perfettamente in sintonia nell’ambito di un festival in cui sono presenti le varie forme che la danza assume nei gesti di compagnie provenienti da moltissime parti del mondo.




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danza
4 gennaio 2009
Schwelle7


Tutta incentrata sul corpo, sulle mutazioni, sul bondage e sul contakt è la ricerca della Compagnia berlinese Schwelle7, diretta dal coreografo Felix Ruckert.
Molti esercizi, alcuni dei quali estremi, sono alla base della sperimentazione. Viaggiare nel sito della compagnia non è come partecipare dal vivo ad uno spettacolo o a una performance a cui si può assistere, a Berlino, rigorosamente solo su invito. Il più delle volte si rimane, lì, coinvolti, e non solo visivamente! Il sito comunque consente una buona esplorazione intorno all'attività oltre che un approccio alla conoscenza del gruppo, assolutamente serio e d'avanguardia, in attesa di poterne incontrare in Italia tutti i componenti, apprezzarne la proposta, la ricerca, l'impegno. (Ad.Ma.)

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